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SAVE THE BOOK!

 

 

Nella prefazione Martin Parr lo definiva entusiasticamente un gioiello meraviglioso. Adesso il reprint di LONDON BY GIAN BUTTURINI è stato ritirato dal mercato mondiale, addirittura destinato al macero. In un' apposita sezione di questo sito abbiamo raccolto le informazioni riguardo al libro e in ordine alla polemica surreale che lo vorrebbe cancellare dalla storia della fotografia.

 

L’autore lo realizzò verso la conclusione della swinging sixties ispirandosi alla Beat Generation americana alla radici del movimento del ’68. Le foto sono tutte raccolte e presentate con una impaginazione che ne amplifica la forza intrinseca per rendere il messaggio più forte e dirompente. Nel mirino della Cancel Culture in salsa inglese sono ora finite in particolare le foto che ritraggono una donna di colore che vende i biglietti della Metropolitana e un gorilla dello zoo: l’accusa è razzismo! Naturalmente, come Gian Butturini spiegava sin nella sua introduzione, il messaggio è opposto. Le due gabbie sono le rappresentazioni delle segregazioni che l’autore coglieva nella Londra di allora segnata dalle emarginazioni e dal lavoro alienante riservato agli immigrati. Tutto è stato incredibilmente travisato.

 

L’ Associazione Gian Butturini è impegnata nell’impresa di salvare London. E’ una battaglia di civiltà e libertà. Non ci piegheranno. Difenderemo in ogni modo la memoria e il grande lascito culturale dell’autore. In base al vigente contratto con l’editore rileveremo le copie del libro destinate al macero e le daremo a chi le desidera a fronte di una sottoscrizione di 40 euro a favore dei nuovi progetti della Associazione (digitalizzazione dell’Archivio, video film sul Cile, reprint dello storico libro sull’Ulster, diffusione delle Mostre disponibili …).

 

Abbiamo bisogno del tuo aiuto … prenota il libro inviando una mail a: archiviogianbutturini@gmail.com

GRAZIE 

 

 

In the foreword Martin Parr enthusiastically described it as a wonderful piece of jewellery and now the reprint of LONDON BY GIAN BUTTURINI has been withdrawn from the world market, even intended for pulping. In a special section of this site we have collected information about the book and the surreal controversy that would delete it from the history of photography.

 

The author realized it towards the end of the swinging sixties inspired by the American Beat Generation at the roots of the '68 movement. The photos are all collected and presented with a layout that amplifies their intrinsic strength to make the message stronger and more disruptive. In the viewfinder of Cancel Culture in English sauce are now finished in particular the photos depicting a black woman selling tickets for the subway and a gorilla from the zoo: the accusation is racism! Obviously, as Gian Butturini explained in his introduction, the message is the opposite. The two cages are representations of the segregations that the author captured in the London of that time marked by marginalization and alienating work reserved for immigrants. Everything has been incredibly misrepresented.

 

The Gian Butturini Association is committed to saving London. It is a battle of civilisation and freedom. They will not bend us. We will defend in every way the memory and the great cultural legacy of the author. On the basis of the current contract with the publisher, we will take over the copies of the book destined for the pulping and we will give them to those who want them for a subscription of 40 euros in favour of the new projects of the Association (digitization of the Archive, video film on Chile, reprint of the historical book on Ulster, diffusion of the available Exhibitions ...).

 

We need your help ... pre-order the book by sending an email to:

archiviogianbutturini@gmail.com

THANK YOU

 

 

L'intervista a Radio Onda d'Urto per Gian Butturini. 

Fotografie di Michel Guillet

Intervento dell'onorevole Marina Berlinghieri a sostegno di Gian Butturini:

 

Distruggete, distruggete quel libro! È di Gian Butturini

Grazie Gian, A 50 anni di distanza un tuo libro è condannato a morte. Hai colpito ancora, duro, ed è una bella notizia. Per il tuo impegno fai ancora paura...

Caro Gian Butturini, non eri razzista chi ti accusa di te non ha capito niente - Strisciarossa

Una vicenda che si trascina da almeno un mese e che non so come si possa concludere.

 

 

La donna e il gorilla - Rai Radio 3

Ascolta il podcast di Pagina3 con Marzia Coronati

Cancel culture | Gian Butturini messo al macero

Gian Butturini (1935- 2006) è stato un grande fotogiornalista italiano. Ha dedicato la vita alla fotografia sociale e si è sempre brechtianamente seduto dalla parte del torto. Riassumere la sua lunga carriera in poche righe è impossibile.

 

 

La Cancel Culture sbaglia bersaglio:

sotto accusa London di Gian Butturini 

un articolo di Michele Smargiassi su La Repubblica spiega la strana e pericolosa controversia.

 

La cancel culture irrompe anche sulla scena della fotografia d'autore, condanna alla distruzione un libro-cult di mezzo secolo fa e miete due vittime illustri, tacciate di razzismo senza remissione. Una vivente: Martin Parr, britannico, celebratissimo sarcastico esploratore visuale della società dei consumi, costretto a lasciare la direzione artistica del Bristol Photo Festival; e una scomparsa, Gian Butturini, originale e irregolare figura di grafico e fotografo italiano, autore di quel libro del 1969, London, la cui ristampa ora rischia fortemente di essere mandata al macero. Precipitata ieri con le dimissioni di Parr “per non coinvolgere il Festival”, la polemica era in corso da oltre un anno. Venne avviata da una studentessa di antropologia, Mercedes Baptiste Halliday, che sobbalzò aprendo il libro di Butturini ricevuto in dono dal padre per il suo diciottesimo compleanno, quando si vide di fronte, su una doppia pagina, l'accostamento fra la fotografia di una donna nera nella metropolitana e di un gorilla in gabbia. "Razzismo conclamato" fu la sua sentenza immediata; [...]

 

Che si tratti di una limpida vittoria dell'antirazzismo, però, è cosa di cui molti dubitano. [...]

Butturini è stato grafico e fotografo militante, una vita schierata sui fronti caldi della sua epoca, con i minatori contro la Thatcher, con Basaglia contro i manicomi, con Allende contro Pinochet, con il popolo Saharawi contro l'occupazione, con gli operai contro le morti bianche...[...]

 

Nella prefazione che nessuno sembra aver letto, neanche in ristampa, Butturini scrisse: "Ho fotografato una donna nera, chiusa in una gabbia trasparente; vendeva biglietti per la metropolitana: una prigioniera indifferente, un'isola immobile, fuori dal tempo nel mezzo delle onde dell'umanità che le scorreva accanto e si mescolava e si separava attorno alla sua prigione di ghiaccio e solitudine". Una descrizione che pende sul versante dell'empatia, e non del dileggio. Quell'accostamento potrebbe essere la materializzazione beffarda dello sguardo della folla su quella donna, che smaschera lo stereotipo ribaltandolo sullo spettatore? Nel libro c’è attenzione alla crisi razziale e alle sue ipocrisie, ci sono altri ritratti di strada a persone nere.[...]

 

Giudicare un libro da due sole immagini è impossibile”, si sfoga Tiziano Butturini, il figlio, “e quell’ accostamento ha molte letture diverse nella cultura in cui è immerso. Il gorilla in gabbia per mio padre era anche un simbolo di fierezza”. È deluso da Parr, “a cui abbiamo manifestato solidarietà per queste inverosimili accuse, ma che ha risposto nel modo sbagliato, forse messo sotto pressione da una campagna aggressiva e non sostenuto da nessun altro”. La prospettiva che il libro vada al rogo sull’altare del politically correct sconcerta gli eredi: “Sarebbe una barbarie, speriamo non accada, io e mia sorella Marta vedremo in quali modi difendere la memoria e la dignità di nostro padre”.[...]

 

La complessità del libro e del suo autore avrebbero meritato quantomeno una apertura di discussione che non semplificasse quel che semplice non è. Ma questo avrebbe richiesto uno sforzo di lettura delle immagini che in questa polemica è mancato: la disponibilità a chiedersi se le fotografie, che sono immagini polisemiche, possano avere significati non univoci, non voluti, sovrapposti; a riconoscere che un accostamento disturbante di immagini non è sempre una piana affermazione ma può includere il paradosso, l'iperbole, l'ironia; che la retorica delle immagini non è semplice da governare, e la sua decifrazione dipende dal lettore come dall’autore.  Michele Smargiassi - La Repubblica

 

 

 

Solidarietà arriva anche da Beba Gabanelli che, in un messaggio alla figlia Marta, scrive:

"É ridicolo che possano pensare una cosa del genere di vostro padre. Sono doppiamente contenta di avere incluso qualche piccola sequenza nello speciale che andrà in onda il primo agosto alle 23.30 su Rai uno (e poi per 2 mesi su raiplay) rende giustizia non solo alla sua arte ma al suo impegno, che è limpido e non deve essere accostato a delle sciocchezze come quelle che gli addebitano, seppur indirettamente."

 

 

 

Il fotografo britannico Damien Berger ha rilasciato le seguenti dichiarazioni in merito alla vicenda:

"Non so cosa c'è di più preoccupante - che Parr abbia chiesto che i libri fossero rimossi dalla vendita e distrutti, o che i suoi accusatori non pensassero di confrontare quelli di Butturini libro originale del 1969 con riproduzione facsimile di Damiani per vedere se la modifica è cambiata ".

 

Berger aggiunge: “Secondo questo nuovo standard, gli americani di Robert Frank verrebbero gettati sullo stesso falò. Come verrebbe percepita la foto di Garry Winogrand del 1967 della coppia di razza mista a Central Park che tiene ciascuno uno scimpanzé? Come commenta il pregiudizio interrazziale che era o sarebbe il fotografo percepito oggi un razzista? "

 

 

"Come ebreo, non voglio che tutte le foto dei miei antenati durante l'Olocausto o che indossano la Stella di David siano purificate; al contrario. È un promemoria di un tempo e un modo di pensare a cui non dobbiamo mai tornare", Berger dice.

  

Gary Winogrand, Central Park Zoo, New York, 1967.

 

 

 

Di seguito vogliamo riportare l'introduzione originale di London del 1969 che si trova anche nell'attuale ristampa:

 

"Ho camminato di notte, di giorno, ho setacciato gli angoli della città che il turista non vede.

Certo non ho fotografato le guardie della regina, impettite e inamidate come statue di gesso.

Ho fotografato una negra, chiusa nella sua gabbia trasparente; vende biglietti per il metro: sola spenta prigioniera, isola immota e senza tempo tra i flutti di umanità che scorrono si mescolano si fondono davanti alla sua prigione di ghiaccio e di solitudine.

Non ho fotografato i guardiani della Torre o i banchieri della City con ombrello e cappello duro.

Ho fotografato il gorilla di Regent Park, che riceve con dignità imperiale sul muso aggrondato le facezie e le scorze lanciategli dai suoi nipoti in cravatta.[...]

 

Giornale di Brescia, 24 Luglio 2020

Corriere della Sera, 24 Luglio 2020

 

 

Michele Serra per Gian Butturini

Riportiamo l'articolo di Michele Serra su La Repubblica 

 

Brescia, primi anni '80

 

 

 

Di seguito riportiamo il messaggio che Serena Nono, artista e regista veneziana, figlia di Luigi Nono ha inviato all'editore Damiani:

 

Gentile editore, 

 

sono veramente sconvolta per l'aggressione al libro London di Gian Butturini (che campeggia nella nostra libreria in salotto a Venezia dagli anni 70) da parte di una studentessa inglese che evidentemente non ha la capacità, la conoscenza per capire il linguaggio, piuttosto esplicito tra l'altro, della accoppiata delle foto della signora nera e del gorilla in gabbia in questione. E sono sconvolta dalla attenzione e considerazione data a questa ragazza capace invece di demolire un artista tutt'altro che razzista e di far dimettere un curatore. Oggi purtroppo la cancel culture arriva a livelli che rasentano l'ignoranza e la superficialità, ma in questo caso stupisce davvero il paradosso, Gian Butturini razzista! Quando chi lo conosce come artista, e basta sfogliare qualche suo libro, sa che Gian era ovviamente in prima linea per le lotte sociali e combatteva con il suo lavoro le ineguaglianze, il suo era cioè veramente un lavoro politico e sorprende che questa ragazza ma anche chi la sostiene non lo capisca. 

Dispiace molto, poiché gran parte delle proteste dei neri di oggi sono sacrosante, ma non dovrebbero degenerare a livelli che poi inficiano l'importanza delle loro,  e nostre, lotte per la giustizia e per l'uguaglianza. 

Cordiali saluti, a voi la mia solidarietà. 

Serena Nono  

 

Editoriale di Witness Journal a cura di Amedeo Francesco Novelli

 

Attenti al gorilla

 

Le recenti dimissioni di Martin Parr dal ruolo di direttore artistico del Bristol Photo Festival, con tanto di lettera di scuse e pubblica abiura di stampo galileiano, sono solo uno degli ultimi effetti della deriva iconoclasta nata in seno al movimento Black Lives Matter. Premesso che chi scrive condivide appieno le istanze di uguaglianza e giustizia sociale alla base delle proteste iniziate dopo la tragica morte di George Floyd, le immagini della distruzione di statue o le notizie che riportano altri tentativi di rimuovere pezzi di storia, piuttosto che pareggiare i conti con ciò che è stato, evocano errori simili già commessi dall’uomo nel gestire la testimonianze delle proprie azioni passate. Dopo i roghi di libri alimentati dalla furia nazista, dopo la distruzione di massa dei simboli del comunismo sovietico, o la demolizione a colpi di bazooka da parte dei talebani delle vestigia di culture e religioni diverse dalla loro, ora è il turno del generale Lee, di George Washington, di Andrew Jackson, di Thomas Jefferson, di Edward Colston, di Winston Churchill, di Theodore Roosevelt, di Cristoforo Colombo e perfino, di Gian Butturini.

Il grande fotografo bresciano, probabilmente sconosciuto a buona parte del pubblico più giovane, che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’immagine, in queste settimane è diventato, suo malgrado, il nuovo bersaglio di questo revisionismo sbagliato e ottuso.

Per chi non la conoscesse, la storia è tanto triste quanto semplice. Il giorno del suo compleanno Mercedes Baptiste Halliday, ventenne studentessa inglese di Antropologia, riceve in regalo dal padre una copia di London, libro fotografico firmato da Gian Butturini nel 1969. Non si tratta dell’edizione originale, difficile da trovare anche per i collezionisti, ma di una completamente nuova, pubblicata dall’editore bolognese Damiani e corredata da uno scritto introduttivo firmato da Martin Parr. Dopo averlo sfogliato, alla vista di una pagina che accosta l’immagine di una signora di colore a quella di un gorilla in gabbia, Mercedes trasale e scrive un post su Twitter che in breve tempo si trasforma nella classica palla di neve che diventa valanga. L’opera di Butturini, che per sua fortuna è già passato a miglior vita, da importante testimonianza della società inglese di quegli anni, assurge ad emblema del suprematismo bianco. Poco importa che la storia dell’artista bresciano testimoni un profondo interesse verso i più deboli e una grande sensibilità sociale. A nulla servono nemmeno le parole di Giuseppe Damiani, in arte Ken Damy, amico di Butturini che prova a spiegare come il lavoro dell’amico “puntasse proprio a evidenziare le condizioni disumanizzanti della società inglese alla fine degli anni Sessanta”. Restano inascoltate anche le parole di Renato Corsini, profondo conoscitore del lavoro di Butturini, che senza mezzi termini parla giustamente di “una caccia alle streghe in nome del politicamente corretto”, ricordando che London “è un capolavoro di fotografia e grafica, volutamente provocatorio attraverso l’ironia e il sarcasmo”. Infine, resta inascoltata anche Marta Butturini, la figlia, che sottolinea l’errore grossolano della studentessa inglese con poche ma chiare parole: “Non si può estrapolare una frase da un libro per giudicarlo, quello è un racconto per immagini sulla società di quel periodo”. Lapalissiano.

Il vero colpo di grazia, arriva però solo qualche giorno fa e, come nei migliori gialli di Agatha Christie, l’assassino non è il cattivo di turno ma un insospettabile: Martin Parr. Con grande sorpresa e altrettanto dispiacere, il grandissimo fotografo inglese, sotto una pressione mediatica divenuta insostenibile per sua stessa ammissione, si arrende ma lo fa, ahimè, nel modo peggiore possibile e superando abbondantemente quel limite che gli avrebbe garantito almeno una benevola comprensione. Infatti, dopo aver rassegnato le proprie dimissioni da direttore artistico del Bristol Photo Festival, Martin Parr si è scusato pubblicamente per il caso Butturini dicendosi favorevole alla rimozione di London dalle librerie, riconoscendo di fatto come vera la teoria della Halliday. Detto che i meglio informati parlano di un Parr metaforicamente all’angolo e preoccupato per la sua immagine così come per la sua monumentale carriera, anche senza pretendere che un grande fotografo debba per forza essere anche un “eroe”, resta la convinzione che il solo condividere l’idea di mettere all’indice l’opera di Butturini, come quella di qualsiasi altro autore, sia stato il modo peggiore per scusarsi, oltretutto per ciò che non aveva neppure commesso.

Ma davvero qualcuno crede che abbattendo statue, cambiando nome a strade e piazze, piuttosto che mettendo all’indice senza alcun giustificato motivo un libro fotografico, si possa cambiare in meglio il mondo? La cancel culture, così la chiamano, è un ossimoro concettuale, non è solo profondamente sbagliata ma è anche pericolosa perché, di questo passo, si rischia di giustificare la progressiva distruzione della memoria comune, probabilmente il lascito più importante della Storia stessa. Per colmo di paradosso, qualcuno prima o poi arriverà a chiedere la distruzione dei campi di concentramento nazisti, la demolizione dei quartieri fascisti di Roma e così via, in nome di una giustizia postuma, astorica e profondamente sbagliata. Le rivoluzioni hanno successo quando si concentrano sui veri responsabili delle ingiustizie che si intendono combattere e non accanendosi sulle vestigia di personaggi vissuti nei secoli passati in nome di un revisionismo, la cui unica conclusione rischia di essere che tutto è andato a rotoli per colpa di Eva.

 

 

Amedeo Novelli

 

 

 

 

Riportiamo di seguito le parole di Giorgio Oldrini, ex sindaco di Sesto San Giovanni e inviato de L'Unità a L' Avana

 

Comunicato Camera del Lavoro:

 

Gian Butturini. Una vita dalla parte degli ultimi

Quello fra Gian Butturini e la Camera del Lavoro di Brescia è un rapporto antico, consolidato da una lunga storia di militanza e di condivisione di valori. Scorrendo la sua biografia ci si rende immediatamente conto del suo percorso artistico e d'impegno sociale e civile.

La Associazione Gian Butturini ringrazia la Camera del Lavoro di Brescia

 

La presa di posizione pubblica della CGIL bresciana a proposito della polemica su alcune foto di Gian Butturini nel libro LONDON è per noi motivo di orgoglio e soddisfazione. I fatti e la storia dimostrano che la collaborazione tra Gian Butturini e il Sindacato è stata fattiva e importante perché fondata sulla sua scelta di stare dalla parte dei lavoratori e delle loro lotte come documentano foto e film presenti nell’Archivio della Camera del Lavoro.

 

La Associazione Gian Butturini impegnata nella tutela della memoria e delle opere dell’autore apprezza tutte le manifestazioni di solidarietà e annuncia che a settembre si terrà un evento pubblico d’intesa con Ma.Co.f. Centro della Fotografia Italiana.

 

 

Per LONDON stiamo raccogliendo le prenotazioni (archiviogianbutturini@gmail.com) di chi lo desidera e non lo trova stante le decisioni dell’editore. 

 

 

Cancel culture | Gian Butturini messo al macero

Gian Butturini (1935- 2006) è stato un grande fotogiornalista italiano. Ha dedicato la vita alla fotografia sociale e si è sempre brechtianamente seduto dalla parte del torto. Riassumere la sua lunga carriera in poche righe è impossibile.

Foto "scandalose", la polemica assurda su Gian Butturini | di Claudio Bragaglio | BsNews.it - Brescia News

Sta scemando la polemica assurda che ha investito Gian Butturini per via del presunto "razzismo" delle sue "scandalose" foto. Per chi ha conosciuto Gian sa perfettamente quale fosse il suo pensiero. Non a caso sono state scritte anche a Brescia parole chiare ed esplicite in sua difesa

Message from Albert De Donder:

 

 

Good evening once again,  

 

few minutes ago I have send a message that I would like to receive a copy of this wonderful book. I forgot to mention that besides the amount of 40 euro, I am willing to pay for the cost of the shipping, no problem whatsoever. To make sure that everything is in order I send a copy of the email I wrote only minutes ago. I surely hope I can help. It would be unfair to destroy the remaining copies of the book. 

 

Here is the copy of the email: 

 

Hello, Good evening, if possible I would LOVE to order a copy of this fantastic book. What has happened with this book so far is really a shame. I want you to read a comment I published on this book: 

 

When you make a book you try to ensure that the juxtaposition of the photographs reinforce each other. Either you look for volume, structure, texture, atmosphere, whatever might be of use to make a strong graphic, visual statement. This statement will always be political. This is exactly what this juxtaposition is all about. When looking at the photographs juxtaposed I feel great respect for the pictured woman as I also feel great respect for the gorilla behind bars. This beautiful and lovely woman with all her love, hope and strengths and this great and strong and beautiful animal both are discriminated. To me any human being as wel as any living creature deserves to be respected at the very least. I feel pain and pity when I look at these photographs and I feel respect and a great deal of love, also I feel anger. If the pictures were not juxtaposed, they would be ordinary and meaningless, lost within the book. I agree with Robert Frank that the pictures are a necessity, you need them to tell your story. To me this juxtaposition has nothing to do with racism or disrespect, on the contrary. Let us not forget that beauty and anything one sees and feels is in the eye of the beholder. 

I would like to quote Robert Adams: The job of the photographer, in my view, is not to catalogue indisputable fact but to try to be coherent about intuition and hope. This is not to say that he is unconcerned with the truth. (Beauty in Photography). Robert Frank for a second time: The eye should learn to listen before it looks. 

I sincerely hope that I am not misunderstood. I am a Dutch speaking photographer, I do know how to express myself in English but that does not make me a native English speaking person. 

 

Please, let me know as soon as possible what I have to do to receive a copy. 

 

 

Kind regards, Albert De Donder I am a Belgian photographer and a book lover. 

 

 

* * *

 

Salve, Buonasera, se possibile vorrei tanto ordinare una copia di questo fantastico libro. Quello che è successo finora con questo libro è davvero un peccato. Voglio che leggiate un commento che ho pubblicato su questo libro:

Quando si fa un libro si cerca di fare in modo che la giustapposizione delle fotografie si rafforzi a vicenda. O si cerca il volume, la struttura, la trama, l'atmosfera, qualsiasi cosa possa essere utile per fare una forte affermazione grafica, visiva. Questa affermazione sarà sempre politica. Questo è esattamente il senso di questa giustapposizione. Quando guardo le fotografie giustapposte provo un grande rispetto per la donna ritratta, così come provo un grande rispetto per il gorilla dietro le sbarre. Questa bella e adorabile donna con tutto il suo amore, la sua speranza e le sue forze e questo grande e forte e bellissimo animale sono entrambi discriminati. Per me ogni essere umano, così come ogni essere vivente, merita almeno di essere rispettato. Provo dolore e pietà quando guardo queste fotografie e provo rispetto e molto amore, provo anche rabbia. Se le foto non fossero giustapposte, sarebbero ordinarie e prive di significato, perse all'interno del libro. Sono d'accordo con Robert Frank che le foto sono una necessità, ne hai bisogno per raccontare la tua storia. Per me questa giustapposizione non ha niente a che vedere con il razzismo o la mancanza di rispetto, al contrario. Non dimentichiamo che la bellezza e tutto ciò che si vede e si sente è negli occhi di chi guarda.
Vorrei citare Robert Adams: Il lavoro del fotografo, secondo me, non è quello di catalogare fatti indiscutibili, ma di cercare di essere coerente con l'intuizione e la speranza. Questo non significa che non si preoccupi della verità. (La bellezza in fotografia). Robert Frank per la seconda volta: L'occhio dovrebbe imparare ad ascoltare prima di guardare.
Spero sinceramente di non essere frainteso. Sono un fotografo di lingua olandese, so come esprimermi in inglese, ma questo non fa di me una persona madrelingua inglese.

Per favore, fatemi sapere il prima possibile cosa devo fare per riceverne una copia.

Cordiali saluti, Albert De Donder Sono un fotografo belga e un amante dei libri. 

 

 

Pillole dalla Tana - intervista su Gian Butturini

 

Urban Reportage e il Gruppo romano Il Fotografo della Tana hanno messo in rete questa intervista su Gian Butturini. Tra i programmi della Associazione Gian Butturini un foto video sul Cile e un progetto che ripropone le immagini storiche della guerra civile nel Nord Irlanda

Con Tiziano Butturini, Nando Battiati e Michel Guillet.

  

 

 I primi 50 anni di "London"

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Evento speciale 22 Novembre 2019 h 18.00 

Brescia, MACOF Centro della Fotografia Italiana

 

Il 22 novembre 1969 Gian Butturini presentava a Brescia per la prima volta il suo LONDON BY ....

50 anni dopo lo ricordiamo insieme. Lo speciale Evento si è svolto al Ma.Co.f - Centro della Fotografia Italiana

venerdì 22 novembre 2019 

Ringraziamo tutto il pubblico presente per aver partecipato.

Di seguito alcuni scatti della serata:

  

Photo: Michel Guillet

 

 


 

 Poi cadde il muro di Berlino

Gian Butturini a Livorno 

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 in mostra fino al 16 Novembre 2019

Extra Factory - Fatti di Arte

via della Pina d'Oro, 2 (Piazza della Repubblica) Livorno

 

 

 

Poi cadde il Muro di Berlino / Then the Berlin Wall fell

La Mostra presenta venti fotografie in bianco e nero tratte dai reportage realizzati in Germania Est da Gian Butturini nel 1973 e 1974, quando ha documentato il Festival Internazionale della Gioventù a Berlino, la vita in DDR, il regime e la  fratellanza con l’URSS: un capitolo della storia tedesca caratterizzato dalla guerra fredda. La Germania Est di Gian Butturini indaga i momenti pubblici,  ma al centro ci sono i lavoratori, le donne e i bambini nella loro quotidianità: coglie l’umanità e le peculiarità di un popolo.

L’affresco di un’epoca che si concluse con la caduta del Muro. 

 

 

 

 

 Mantova - Casa di Rigoletto

"London & Daiquiri" di Gian Butturini

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Dall' 8 giugno 2019 al 14 luglio 2019

  

 

 

 Brescia Photo Festival 2019

"Donne" di Gian Butturini

35 foto  in mostra tratte dagli storici reportage

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Dal 3 maggio 2019 al 31 luglio 2019

 

Ma.Co.f - Centro della Fotografia Italiana (via Moretto 78, Brescia)

 

l libro è reperibile al Ma.Co.f che ospita la mostra

e presso le librerie bresciane Mondadori, Einaudi, Rinascita e Tarantola.

 

Può essere richiesto a archiviogianbutturini@gmail.com

 

 

 

 "Poi cadde il Muro di Berlino"

Mostra fotografica di Gian Butturini

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Dal 25 maggio al 9 giugno 2019

Palazzo Pirola (Gorgonzola, Milano)

 


 

 

  Talk con Martin Parr per Gian Butturini a PHOTO LONDON 2018

Somerset House 17-20 maggio 

 

Articolo de ilsole24ore su PHOTOLONDON 2018 

 

 

 

 

 Le foto di Gian Butturini a Basaglia nella Lettura Civile di Zingaretti su Rai 1 per ALDO MORO   

 

London by Gian Butturini  la prefazione di Martin Parr 

Introduction of LONDON written by Gian Butturini, 1969

 

Martin Parr con London by Gian Butturini

Paris Photo 2017

 

I libri di Gian Butturini sono acquistabili online:

DAIQUIRI 2.0 edizioni Mimesis presso Feltrinelli o Amazon

 

 

Segnaliamo l’articolo su London scritto da Michele Smargiassi  blogautore di Repubblica,

dal titolo "Fotografi tirate fuori la grana" consultabile sul sito del quotidiano a questo link

 

 

Recensione FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) di Umberto Verdoliva per London su Facebook

 

Rivista IL FOTOGRAFO novembre 2016

 

 

Mario Dondero racconta Gian Butturini

Articolo pubblicato sulla rivista "Il Diario", Novembre 2006

 Nuova proposta per la Mostra: "C'era una volta l'ospedale psichiatrico"

 

 

 

 

 

Rassegna stampa "People and Borders"